La pesca con le nasse è una tecnica di pesca che ha antiche tradizioni, soprattutto per la semplicità dell’attrezzatura da utilizzare e la modalità di esecuzione.
Sullo scorcio di uno dei borghi marinari del Cilento, laddove le Torri Saracene dominano il paesaggio costiero, o magari lungo le coste caratterizzate da sabbia finissima, oppure ricche di grotte su tratti di litorale roccioso.
Paesaggi collinari tipici della costa del Cilento: le viuzze che portano al mare si fanno largo tra gli ulivi e i carrubi, i fichi d’India e li mentastro. Ma è sempre il mare ad essere protagonista.
E’ il mare che può raccontare storie, tradizioni e culture, che da secoli si tramandano talvolta da generazione in generazione.
Una di queste è senza dubbio la lavorazione delle nasse e la pesca con le nasse.
Le nasse sono grossi cesti di vimini o, più spesso, di giunchi intrecciati, con l’intelaiatura di mortella, di forma conica. Questo attrezzo viene costruito in varie dimensioni, a seconda che si tratti di pesca di gamberi, aragoste, cernie o murene.
Questa tecnica è utilizzata da secoli, per la piccola pesca costiera. Bastava una barchetta, qualche nassa e la buona volontà! I pescatori la utilizzavano tutto l’anno ed era sufficiente allontanarsi poco da riva.
Ancora oggi, nonostante la pesca non abbia più l’importanza economica di un tempo, si possono trovare dei pescatori che, oltre a riparare le reti, si dedicano a questa attività artigianale quasi centenaria, quella della costruzione e della manutenzione delle nasse. E lo fanno con l’orgoglio di chi sa produrre da sé il proprio strumento di lavoro.
Con gli anni, poi, si è cominciato ad usare le nasse anche per l’arredamento. E così nelle ville della costa o nei tipici ristorantini locali si possono vedere queste rustiche gabbiette di giunchi intrappolare luci al neon anziché gamberi e aragoste!
Dunque, se capitate nel Cilento, magari potete assistere a questa antica operazione di intreccio, ma soprattutto non perdete l’occasione per farvi raccontare qualche vecchia storia di mare dai pescatori.
Ma vediamo qualcosa in più riguardo le nasse.
La pesca con le nasse si può praticare tutto l’anno. Sono attrezzi molto selettivi, sia per quanto riguarda la specie pescata, sia per la taglia cercata. Per tali motivi le nasse sono considerate ecosostenibili.
Esse si possono distinguere in nasse per seppie, per pesce, per cannocchie, etc. Le differenze sono nel tipo di trappole, nella forma, nelle dimensioni, nel tipo di fondale dove si intendono utilizzare.
La pesca con le nasse si può effettuare in tanti punti diversi. Fondali misti per poter mirare ai polpi, seppie, grossi granchi, gronchi, murene e pesci in genere. I porti e le dighe foranee sono spot d’eccellenza, ma anche scogliere sommerse, pareti di roccia, misto in genere, qualche secca per le seppie.
Con una barca, un gommone, un gozzo, si deve raggiungere il punto prescelto. Una volta giunti mettiamo le nostre esche, in genere congelate, nell’apposita sacca porta esche, e caliamo la nassa dopo esserci assicurati che la boa segnalatrice sia affiorante e visibile. Possiamo utilizzare anche più nasse, ma non troppo vicine tra loro. Aspettiamo un po’ di tempo, in genere qualche ora, dopodiché salpiamo le nasse e prendiamo il nostro pescato.
Le nasse sono un tipo di trappola, in genere ad imbuto, che impedisce al pesce di uscire una volta catturato. Tali pesci vengono attirati da esche che si posizionano all’interno delle stesse nasse.
La pesca con le nasse è una tecnica d’altri tempi, ma molto efficace. Oggi questo tipo di tecnica non è molto diffusa, sono rimasti pochi i pescatori che ancora la praticano.
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